REFERENDUM – VINCITORI E VINTI

Non sono un politologo, ma solo un presuntuoso testardo sostenitore del principio che bisogna ragionare con la propria testa. Così, dopo aver letto i risultati elettorali ed aver ripercorso mentalmente le vicende legate al referendum ho cercato di trarne le conclusioni (fanta) politiche e mi sono fatto un’idea.

     I politici sostenevano, timidamente, sottovoce e purchè non si sapesse in giro, il SI per cui non potevano smentirsi; di questo compito ne hanno fatto carico ai giornalisti che con la grancassa hanno invitato l’elettorato a votare NO, salvo Travaglio che quando era al “Fatto quotidiano” sosteneva a gran voce i grillini come se ne fosse l’addetto stampa.

Visto il risultato, i bocciati sono stati in primis proprio i giornalisti di cui ben pochi, lo si capisce, hanno fiducia.

     Come ricorderete, ho fatto un appello augurandomi che la partecipazione al voto fosse consistente, almeno il 75% (utopistico da parte mia), perché quello avrebbe determinato la sconfitta della classe politica; l’affluenza è stata del 53,8% per cui possiamo dire che c’è stato un pareggio di cui tutti si dicono vincitori: il movimento 5s che però è sprofondato nei risultati delle amministrative per cui ne esce sconfitto; Salvini a cui dovrebbe far più male il risultato di Zaia che non la perdita dei voti della lega; la Meloni che ha visto perdere il suo candidato Fitto; Zingaretti che agendo con la leggerezza sottile di un tampax si è visto dichiarare trionfatore senza che nessuno ne avvertisse la presenza (di Zingaretti).

     Una nota positiva però c’è, sia Zingaretti che Di Maio hanno dichiarato, subito dopo il voto, che il risultato conseguito è il punto di partenza per dare il via alla riforma elettorale. E’ già qualcosa anche se tremo al pensiero che a metterci le mani saranno  guitti della politica.

     Non spaventatevi, ho premesso che io faccio fantapolitica...... forse.

22 settembre 2020                                    Enrico Masucci

VAI A VOTARE

      Vorrei citare alcuni passi dal “DE VITA BEATA” di Seneca: “……………………………………………………………………………       Prima bisogna stabilire dove vogliamo andare, poi considerare per quale via possiamo farlo nel modo più rapido. Capiremo durante il viaggio, se sarà quello giusto, quanto ogni giorno si procede e quanto siamo più vicini a dove il desiderio naturale ci spinge ……………………………………………………………………………        Decidiamo, allora, dove vogliamo andare e per quale via ma non senza un esperto che già conosca la strada che cominciamo a percorrere, perché certo non è come negli altri viaggi dove, se si è individuato il percorso e si chiedono informazioni agli abitanti, non si può sbagliare. In questo caso, invece, proprio le strade più battute e frequentate ci traggono in inganno. Soprattutto bisogna fare attenzione a non seguire, come pecore, il gregge di chi ci precede, perché non si va dove si deve andare, si va dove vanno tutti. Del resto non c'è cosa che per noi comporti mali peggiori del conformarsi all'opinione pubblica, considerando migliore quello che è accolto da più largo consenso. E siccome non ci mancano gli esempi, si finisce per vivere non secondo ragione ma imitando gli altri. …………………………………………………………………..   Così capita come nei comizi, quando a meravigliarsi che certuni siano stati eletti pretori sono gli stessi che li hanno votati, una volta che il favore popolare (che è mutevole) è cambiato. Approviamo una cosa e la disapproviamo subito dopo: ecco il risultato di un parere espresso in base all'opinione della maggioranza.”

     Come ho scritto in precedenza, in questo momento si sono scatenati i mercanti di dubbi, ed ognuno cerca di tirare acqua al proprio mulino disinteressandosi del benessere dei cittadini.

      Dagli atti parlamentari di discussione sulla legge in questione, emerge come i nostri politici attuali siano preoccupati dal mantenere in vita lo status quo affinchè non perdano le prerogative acquisite, è un obbiettivo bipartisan. Per questo ho detto che qualunque voto si esprima, se non si cambiano le strutture delle leggi elettorali e non si rimette mano alla costituzione, dagli artt. 70 in poi, non sarà possibile superare le problematiche attuali. Il mio punto di vista sul dopo? Ve lo spiego in breve:

1. Attribuzione alla camera dei deputati del compito di legiferare

2. Attribuzione al senato di organo di controllo e revisione

3. Reintrodurre le preferenze sui candidati che dovranno essere scelti attraverso le primarie e non dalle segreterie dei partiti

4. Istituzione di scuole di politica che infondano il senso dello stato. Una volta almeno c’erano le scuole di partito (famosa quella del partito comunista ad Ariccia) e le sezioni

5. Sbarramento di incarichi di consulenza o similari per evitare di far rientrare economicamente gli esclusi ed i portatori di voto

6. Maggiore decentramento dei poteri in senso federalista

7. Ripensare sulla utilità del voto degli italiani all’estero sulla base dell’esperienza finora acquisita

8. Ridisegnare il ruolo dei senatori a vita e la loro gratificazione

    Quindi ascoltiamo pure i sofisti, ma poi meditiamo e scegliamo noi; chi ci garantisce il raggiungimento dell’obbiettivo di una classe politica valida ed una macchina statale efficiente? Il si? Io voto si, il no? Io voto no

Sulla base delle esperienze passate, ogni ddl presentato, dalla XIII legislatura in poi, per ridurre i parlamentari è stato lasciato decadere o lo si è buttato in politica per distogliere l’attenzione dal problema reale e tutto è rimasto come prima, ma allo stesso modo il si mi garantisce tale rivoluzione?

Avete tutte le giustificazioni per pensare che sia inutile andare a votare, io invece lo ritengo utilissimo perché sia che vinca il si o vinca il no, l’elettorato in massa può trasmettere un messaggio di volontà di cambiamento di cui si dovrà tenere conto dopo il voto

13 settembre 2020                                    Enrico Masucci

L’atto III dell’articolo sul referendum lo troverete allacciato subito dopo questo postato il 18 agosto scorso, essendone la prosecuzione

REFERENDUM

Pericle nel suo discorso agli ateniesi affermava: “Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benché in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, beh tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla. Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia.”

Io invece dico che non è innocuo o inutile, è pericoloso, pertanto vorrei portare alla vostra attenzione, o meglio alla vostra concentrazione, una problematica che all’apparenza può sembrare futile e scontata ma invece riveste una importanza fondamentale ed avrà molta incidenza nella nostra vita ed in quella dei nostri figli. Parlo del prossimo referendum sul numero dei parlamentari che dovranno comporre, in futuro, le camere del potere legislativo; essendo un problema complesso ed avendo bisogno dei miei tempi per meditare, sarà meglio che lo scompongo in più parti.

Atto I: la costituzione fino ad oggi. Inizialmente prevedeva un deputato ogni 80.000 abitanti ed un senatore ogni 200.000, in media nelle altre nazioni è un deputato ogni 100.000, non sono possibili raffronti con il senato dato che l’Italia è l’unica ad avere un bicameralismo perfetto (due camere con le stesse funzioni). Nel 1963 optarono per il numero fisso, quello attuale, 630 deputati e 315 senatori oltre ai senatori a vita di diritto per gli ex presidenti della repubblica ed i 5 nominati per meriti particolari. Funziona? A dir la verità il bicameralismo perfetto a me sembra che burocratizzi troppo l’attività parlamentare rallentandone l’iter procedurale; eppure, leggendo gli atti parlamentari della costituente, fu discussa l’opportunità di creare un senato con funzioni di supervisore critico non eletto direttamente dal popolo, ma dalle regioni stesse, la proposta venne reiterata nel precedente referendum del 2016.

Il loro numero è strettamente necessario per il funzionamento della macchina statale? Guardiamo le presenze, o meglio le assenze, di questa legislatura i cui dati ce li fornisce il sito openpolis.it con la seguente avvertenza” Nota: Con assenza si intendono i casi di non partecipazione al voto: sia quello in cui il parlamentare è fisicamente assente (e non in missione) sia quello in cui è presente ma non vota e non partecipa a determinare il numero legale nella votazione. Purtroppo attualmente i sistemi di documentazione dei resoconti di Camera e Senato non consentono di distinguere un caso dall'altro. I regolamenti non prevedono la registrazione del motivo dell'assenza al voto del parlamentare. Non si può distinguere, pertanto, l'assenza ingiustificata da quella, ad esempio, per ragioni di salute.”, io però aggiungerei anche che le missioni non sono comprovabili, sono a fiducia di chi le dichiara; per non essere noioso, tra gli assenti indico quelli che mi sembrano i più conosciuti:

partiamo dai deputati

Michela Vittoria Brambilla (FI) 98,76%

Vittorio Sgarbi (gruppo misto) 79,52%

Giorgia Meloni (FDI) 66,21%

Michaela Biancofiore (FI) 54,16%

Claudio Mancini (PD) 54,03% non è conosciuto, ma è il primo di sinistra nella classifica

Andrea Orlando (PD) 43,72%

Pier Luigi Bersani (LEU) 41,16%

Per i senatori abbiamo

Renzo Piano (gruppo misto) 100%

Carlo Rubbia (gruppo misto) 85,53%

Liliana Segre (gruppo misto) 73,88%

Nicolò Ghedini (FI) 69,06%

Matteo Renzi (IV) 40,09%

Matteo Salvini (Lega) 2,29% a sorpresa, visto il numero di selfie, ma ha anche l’86,29% di missioni (leggere l’aggiunta alla nota di cui sopra) 

Questi sono solo quelli che io conosco di più, chi volesse divertirsi indico di seguito i siti da cui ho ricavato i dati:

https://parlamento18.openpolis.it/lista-dei-parlamentari-in-carica/camera/assenze/desc https://parlamento18.openpolis.it/lista-dei-parlamentari-in-carica/senato/assenze/desc

Sulla base di questi dati, penso che potremmo fare a meno di qualcuno.

Atto II: scenario parlamentare se viene confermata la riduzione dei parlamentari.

Dal testo della legge non mi risulta che ci siano altre modifiche se non il numero dei parlamentari; nessuna modifica al bicameralismo perfetto che avrebbe dovuto essere inserita in questo contesto: avremo le stesse problematiche di prima. Ma quali sono le motivazioni di chi sostiene il si e di chi sostiene il no?

I si sostengono che con la riforma si otterrebbero principalmente due vantaggi: il primo è quello del risparmio di circa 100 mln l’anno di stipendi per un totale di 500 mln a legislatura; il secondo che si snellirebbero le commissioni parlamentari che al momento sono 14 con una media di 50 componenti ognuna.

I no, di contro, sostengono che il risparmio sarebbe inferiore considerando che gli stipendi sono tassati e di conseguenza rientrerebbero nello stato; la riduzione dei parlamentari impedirebbe il buon funzionamento del parlamento e delle sue commissioni, favorendo il disegno gelliniano di Casalecchio che vorrebbe gestire il nostro paese attraverso la piattaforma Rousseau; la riduzione, infine, non garantirebbe la giusta rappresentatività territoriale.

Tutte queste considerazioni non mi convincono, ma non voglio influenzarvi con le mie opinioni nelle vostre considerazioni, perché spero che ci siano contributi da parte vostra nella valutazione del quesito referendario. (il sito invita a ragionare con la propria testa) Adesso mi interessa mettervi nella condizione di documentarvi e per questo, riporto un quadro sinottico pubblicato dal sole 24 ore e vi indico un sito dove è pubblicato il dossier sulla legge di riforma costituzionale con i contributi di costituzionalisti

http://www.riformeistituzionali.gov.it/media/1306/dossierlegge-elett-26giu-conallegati-def.pdf Stato

Numero deputati -  Popolazione - Numero abitanti per deputato - Numero di deputati per 100.000 ab.

Austria 183 - 8.822.267 - 48.209 - 2,1

Belgio 150 - 11.413.058 - 76.087 - 1,3

Bulgaria 240 - 7.050.034 - 29.375 - 3,4

Croazia 151 - 4.105.493 - 27.189 - 3,7

Danimarca 179 - 5.781.190 - 32.297 - 3,1

Estonia 101 - 1.319.133 - 13.061 - 7,7

Finlandia 200 - 5.513.130 - 27.566 - 3,6

Francia 577 - 67.221.943 - 116.503 - 0,9

Germania 709 - 82.850.000 - 116.855 - 0,9

Grecia 300 - 10.738.868 - 35.796 - 2,8

Irlanda 158 - 4.838.259 - 30.622 - 3,3

Italia 630 - 60.483.973 - 96.006 - 1

Italia (proposta) 400 - 60.483.973 - 151.210 - 0,7

Lettonia 100 - 1.934.379 - 19.344 - 5,2

Lituania 141 - 2.808.901 - 19.921 - 5

Lussemburgo 60 - 602.005 - 10.033 - 10

Malta 68 - 475.701 - 6.996 - 14,3

Paesi Bassi 150 - 17.118.084 - 114.121 - 0,9

Polonia 460 - 37.976.687 - 82.558 - 1,2

Portogallo 230 - 10.291.027 - 44.744 - 2,2

Regno Unito 650 - 66.238.007 - 101.905 - 1

Repubblica Ceca 200 - 10.610.055 - 53.050 - 1,9

Romania 329 - 19.523.621 - 59.342 - 1,7

Slovacchia 150 - 5.443.120 - 36.287 - 2,8

Slovenia 90 - 2.066.880 - 22.965 - 4,4

Spagna 350 - 46.659.302 - 133.312 - 0,8

Svezia 349 - 10.120.242 - 28.998 - 3,4

Ungheria 199 - 9.778.371 - 49.138 - 2 

Considerate che si fa riferimento al numero dei deputati, ma per l’Italia, con il suo sistema bicamerale perfetto unico in Europa, dovremmo calcolare 945 parlamentari più 5 nominati, più gli ex Presidenti della repubblica. Completo con il numero dei parlamentari del parlamento europeo che sono 705 dopo l’uscita della Gran Bretagna dalla UE

Dopo aver ricevuto le vostre opinioni, mi ripropongo di scrivere l’atto III sul tema per completare l’argomento con una piccola (non per la brevità, ma per i miei limiti dovuti alla mancanza di esperienza parlamentare) riflessione su quanto detto sopra.

18 agosto 2020                                             Enrico Masucci

 

ATTO III

Ho capito che anche voi non avete voluto influenzarmi nella decisione sul voto, non avendo ricevuto alcun commento alla prima parte di questo articolo; mi toccherà fare tutto da solo.

      Prima dell’orientamento di voto, volevo fare qualche altra considerazione: nella prima parte ho ricordato il tentativo di ridurre il numero dei parlamentari da parte del duo Renzi - Boschi culminato nel referendum bocciato dagli elettori per cui Renzi si è ritirato dalla politica ……. Non è andata così?

Non è stato comunque l’unico, praticamente in ogni legislatura c’è stata una proposta del genere a partire dalla XIII in poi con l’aggiunta della IX. Tanta insistenza avrà ben avuto delle ispirazioniazioni di fondo; difatti, nel 1970 furono istituite le regioni e successivamente è stato formato il parlamento europeo.      Tutte queste istituzioni hanno assorbito buona parte del lavoro del parlamento italiano sgravando di fatica i nostri oberati rappresentanti nazionali ma illuminati come sono, devono aver pensato, nell’interesse di noi cittadini, che essendo tanto forte il desiderio di parassitismo, sarebbe cresciuta a dismisura la concorrenza per cui, come fu meglio non abolire a suo tempo le provincie, tantomeno lo è adesso ridurre il numero dei parlamentari ……e poi li accusano di non fare di tutto per mantenere l’occupazione.

    Ma oggi non saranno troppe le teste a pensare? Tranquilli, chi è eletto deve seguire le linee dettate dalle segreterie dei partiti (Grillo non è l'unico) che scelgono i candidati con un metodo similare a quello del clientelismo ed una volta eletti onorevoli conformano, pena esclusione dalle liste nella successiva tornata elettorale, la propria volontà di voto al pensiero unico del partito di appartenenza  calpestando la propria dignità ed offendendo la nostra intelligenza.

    Io avrei auspicato una riforma che avesse diversificato le funzioni dei due rami del parlamento, lasciando ai deputati il compito di legiferare ed ai senatori quello di controllare, in uno stato realmente federalista (quello attuale fa rivoltare nella tomba Proudhon e Cattaneo) e non solo sotto il profilo fiscale che in pratica si è tradotto in un triplicarsi di poteri di tassazione: stato, regioni e comuni. Detto questo, passo come promesso, alla mia dichiarazione di voto:

Voterò NO perché questa non è una riforma, la riduzione dei parlamentari comporterà un risparmio reale infinitesimale, calcolato dagli addetti ai lavori in un 0,007% mentre nulla sappiamo sulla riforma delle leggi elettorali ed i conseguenti regolamenti, anche se qualche rappresentante del fronte del si dice che è tutto pronto per completare il quadro, il come sarà una sorpresa, nessuno ha detto di cosa si tratti, pretendono che gli si creda sulla parola, tanto si reputano attendibili. Inoltre questa modifica potrebbe comportare ulteriori problemi sull’equilibrio della rappresentatività territoriale ed anche le commissioni parlamentari avrebbero difficoltà a formarsi.

Voterò SI perché la riduzione dei parlamentari costringerà ad affrontare la successiva indispensabile modifica delle norme sulle leggi elettorali, non essendo queste di natura costituzionale ed inoltre il venir meno di 500 mln di € lordi a legislatura come stipendi, libererebbe il bilancio dello stato dall’impegno di spesa che potrebbe essere dirottato in questioni più utili e necessarie.   Abbiamo anche visto che l’assenteismo in un buon numero di parlamentari è molto alto, si dovrebbe pensare a qualche correttivo che escluda chi non raggiunge almeno l’80% delle presenze; le commissioni attualmente sono formate da circa 50 componenti ognuna: troppi galli a cantare, anche se con lo spartito …… del partito, fanno solo confusione e comunque, vista la capacità degli attuali parlamentari, non credo che rimpiangeremo molte menti illuminate.

    Mentre scrivo questo spunto di riflessione, mi è venuto in mente il titolo di un libro “mercanti di dubbi”: è quello che stanno facendo i nostri politici mentre io faccio sport....... sollevo dubbi.

    Bene, con il rassicurarvi che non sono affetto da bipolarismo, vi ho detto come la penso io, adesso abbiamo una ventina di giorni prima di trovarci davanti al cospetto delle urne elettorali, partecipiamo in massa e facciamo capire loro che comunque andrà il voto, saremo vigili.

31 agosto 2020                                           Enrico Masucci


Come sono affascinanti gli affabulatori e Bagnai (un sovranista che accusa di tendenze egemoniche il pd: bella lotta) lo è, meglio di Panzironi o Wanna Marchi. Basta che uno abbia un linguaggio forbito e sia dotato di carica aggressiva che il popolo meno dotato di spirito critico lo consideri il vate; io ho la presunzione di cercare di capire con la mia testa senza per questo pretendere di rappresentare la verità, ma solo il mio pensiero. Così, consapevole della mia profonda ignoranza, sono andato a verificare su internet quanto affermato nel suo intervento. Parla di abuso di potere da parte di Conte avendo sospeso libertà costituzionalmente garantite approfittando di una presunta pandemia; qui mi sembra di percepire una contraddizione quando dice che il pericolo era sorto in gennaio ed il governo non aveva adottato le misure restrittive prese a marzo per impedire i contatti bloccando altresì i cinesi al confine; delle due l'una, o sono provvedimenti incostituzionali e lo sarebbero stati anche allora, o, con più probabilità, allora non si aveva contezza della portata delle conseguenze del virus e prima di intervenire bisognava saperne di più, ma con il senno di poi ..... per cui accusa Conte di aver violato la costituzione; evidentemente della costituzione ha evidenziato quello che più portava acqua al suo mulino. Non ha viceversa citato l'art. 16 dove si parla del diritto di circolazione che può essere sospeso in caso di pericolo per la salute pubblica; il come lo trattano i successivi art. 76, 77 e 78 (casualmente il relatore si chiamava Conti, con la i) dove si parla della possibilità per un presidente del consiglio di avocare a se, con il benestare del consiglio dei ministri, in casi eccezionali come quando viene minata la salute pubblica, tutti i poteri per affrontare la situazione e adottare i necessari provvedimenti. L'articolo citato è stato molto dibattuto in sede costituente e la commissione deve aver molto patito prima di stenderne la formulazione finale.  Lamenta poi una dittatura della scienza che fastidiosamente ci avverte dei pericoli, anche mortali, del coronavirus; ha ragione, perchè angosciarci, scriviamo a Conte che la prossima volta in questi casi, invece di rivolgersi agli scienziati si rivolgesse all'anonima alcolisti molto più fantasiosa e divertente. Un piccolo appunto infine alla citazione che fa Bagnai su Caligola e la nomina del suo cavallo a console: veramente lo fece senatore (i consoli erano i magistrati che decidevano, tra l'altro, chi fosse degno di essere senatore) ma almeno allora sedeva un cavallo in senato, oggi vi siedono molti somari.

                                                                        Enrico Masucci