bisogna costruirsi la vita come un'opera d'arte e la vita creata, per una persona d'intelletto, deve essere opera sua (D'Annunzio)

URLA DAL CARCERE

Sono un cinquantottenne .

     Purtroppo molti di questi anni li ho passati ristretto presso i "bagni penali" in lungo e in largo nella penisola . Ho incontrato e visto di tutto; ho sempre cercato, fortunatamente riuscendovi, di non farmi mettere "le manette" nella mente! In un certo senso mi sento beato, perché ho tramutato il negativo in positivo, passando burrasche e tornado. Ho visto il male; a volte l'ho procurato anch'io, allontanandomi dai veri affetti che avevo e che ora purtroppo non ho più. Ho incontrato persone che mi hanno aiutato a scoprire ciò che non vedevo e a ritrovare la vera fede che mi ha fatto scoprire la parte buona che è in ognuno di noi. E oggi, più che mai, sono convinto che il bene prevale, e prevarrà sempre sul male, che aimè siamo sempre noi ad alimentare!

Mi permetto di aggiungere qualcosa in materia di giustizia.

Ci vuole qualcosa che bonifichi gli acquitrini fra le sbarre. Si perché se si può fare qualcosa per fare progredire i cittadini detenuti, questo deve essere tentato. Ora c'è abbandono, e io credo che bisogna impartire lezioni di scuola a tutti i detenuti, offrire opportunità di lavoro a tutti. Stimolare psicologicamente tutti; le guardie penitenziarie devono essere istruite a un compito più alto della semplice sorveglianza.  L'agente di custodia deve aver un livello d'istruzione e di conoscenza superiore. Utopia? non credo, poteva sembrare utopico anche senza paludi. Si può fare molto per abbassare il tasso di recidività: per il bene di tutti, "un detenuto istruito e che impara un lavoro ha meno probabilità di continuare a delinquere. Si spenda di più per guadagnare di più Ovviamente la giustizia ha bisogno di certezza e d'immediatezza. Credo che tenendo presenti i numerosi casi di colpevoli che si scoprono innocenti, un indulto non sarebbe così inaccettabile. E' una tradizione millenaria concedere ogni cinque anni una cancellazione del debito e mi riferisco alla Bibbia; considerando che l'indulto del 2006 ha avuto un  effetto non equilibrativo. Un provvedimento di clemenza non contraddirebbe la politica di uno stato forte, il problema è tutto qui: la clemenza dei forti. Le carceri sono luoghi di detenzione e di espiazione più che di redenzione; alcune sono più ospitali di altre più confortevoli e con migliore assistenza, ma tante , troppe gridano ancora vendetta al cospetto di Dio. Colpa di chi? colpa non solo di chi le amministra, ma anche del cittadino, indifferente a quel che succede dietro le sbarre. La cosa penso non lo riguardi perché è un cittadino onesto, che ama l'ordine e odia chi lo turba. Nelle carceri c'è chi è venuto meno alle leggi, chi ha sbagliato, chi ha rubato, spacciato droga, rapinato ucciso, nelle carceri c'è di tutto. Conosco e chi meglio di me le ha conosciute, è un vero incubo non gli sono stati risparmiati arbitri, angherie, umiliazioni, è uscito vivo, ma poteva uscirne morto, morto e contento perché dopo anni mesi di detenzione specialmente se ingiusta, non si vuole più vivere, si perde interesse per il mondo ci si sente irrimediabilmente sconfitti. Nelle patrie galere, come si chiamavano una volta, ci sono detenuti condannati in primo grado, ma che verranno assolti in secondo o  in Cassazione. Non hanno commesso alcun reato e si trovano li solo perché la giustizia avanza a passi di lumaca, o retrocede a passi di gambero, i processi civili e penali durano un'eternità e anche se il loro epilogo è la prescrizione ,l'effetto sull'imputato è atroce. Un paese civile, veramente civile si vede da come e quanto garantisce al cittadino una buona assistenza medica, una buona istruzione ed una buona giustizia. Se non lo fa abbastanza è un cattivo stato. Che dietro le sbarre, anche se la pena che gli è stata inflitta è giusta e deve scontarla senza troppi distinguo, non è una bestia, è un essere umano, e come tale va trattato,. :Dobbiamo rispettarlo e nei limiti del possibile aiutarlo a riscattarsi; indurendo su di lui e calpestando il suo amor proprio si aggiunge delitto a delitto. Colpevole non è più chi sta dietro le sbarre, ma anche chi non gli tende una mano, non gli dice una buona parola non gli dà speranza. Nessun uomo è un'isola, un filo comune lega i destini di tutti, dei buoni e dei cattivi, di chi è uscito dal seminato e da chi non ha mai fatto passi falsi; la fratellanza universale e' un'utopia come tutte le utopie, destinata a restare utopia; Ma un po' di altruismo ci vuole. Il mondo ha bisogno di giustizia giusta, ma anche di pietà, per chi si trova inceppato senza aver commesso reato . Più di questa giustizia incivile, sembra un'altra lotta continua ,schierandosi tra partiti, politici dell'asse parlamentare opposizioni e contrapposizioni, è veramente una vergogna anche per l'opinione pubblica e credo che il ministro della giustizia dovrà pur prendere spunto e con forza maggiore paragonare l'essenza, ossia sul piano delle carceri che sono principi autorevoli e fondamentali perché sono loro e la loro classe giudiziaria.

25 giugno 2020                                         Mario Torrenti


 DIALETTO MARCHIGIANO

Ho sempre pensato che a scuola dovrebbe essere obbligatorio lo studio di tre lingue: l’italiano, l’inglese ed il dialetto della propria zona di origine, importante per non farci dimenticare le nostre radici; anche i dialetti hanno diritto alla loro dignità costituendone patrimonio culturale legato alla storia.

     Inizio pertanto, questa serie di … non so come chiamarle: amenità? facezie? discussioni? Chiamatele come vi pare, io parto dal dialetto marchigiano sia per un gesto di affetto verso mia nipote Mary, grande fan di questo blog, sia in omaggio all’amico Dante Ferretti, scenografo di grande fama internazionale.

     Per capirne il dialetto si deve risalire al nome della regione, la zona marcava i confini dell’impero, da qui il nome di Marche ed inizialmente aveva una bipartizione: i celti al nord del fiume Esino ed i piceni al sud. Questo vuol dire che attraverso il suo territorio sono passate etnie di tutti i tipi lasciando ognuna l’influenza dialettale della propria lingua, per questo motivo nel vocabolario marchigiano (ma gli studiosi che spaccano il capello dicono che esiste più di un dialetto nelle Marche) vi sono termini in osco, etrusco, ellenico, latino e financo arabo e giapponese che per uniformarli si dovette ricorrere alla metafonesi. Secondo la principale corrente di pensiero, le Marche si possono dividere in quattro aree linguistiche: 

- la provincia di Pesaro, il nord e la parte costiera di Ancona, appartenenti al ceppo gallo-italico, con una lingua derivante dal romagnolo.

- Il resto della provincia di Ancona e Macerata, influenzata dai dialetti umbri. In questo tipo di dialetto, data la sua ristrettezza, è difficile stabilire delle regole precise, ma abbiamo alcuni caratteri specifici, come il cambio di "i" in "e" e viceversa, come in "pelo" al plurale "pijie", "pegno" al pl. "pigne"; "vetro" al pl. "vitre"; nei verbi, come in "meto" (mietere), che in seconda persona diviene "tu miete"; il cambio "uo" in "o", così "buono" e "bona", "posso" e "puoe". Un'altra particolarità è l'assorbimento delle lettere, così caldo diviene "callo", grande "granne", quando "quanno", etc.

- La zona circostante Camerino, dove si parla il dialetto più ortodosso in cui si mantiene la "-u" finale, senza confondersi con la "-o", come in "lu monnu", il mondo. Si ha inoltre un passaggio della "e" chiusa in "a", come in "male" per "mela", e della "o" in "e", come in "fiere" per "fiore".

- La provincia di Ascoli Piceno, in cui l'umbro è stato influenzato dall'abruzzese. anche il veneto è presente nella zona costiera I termini gallo-italici si riconoscono per la presenza dei suoni "ü" e "ö"; dalla caduta di alcune vocali, come in "stimana" per settimana; per le metatesi della consonante tonica, come in "arpià" per "ripigliare", "arcudà" per "ricordare"; per la caduta di alcune vocali, come in "pover" per "povero", "pranz" per "pranzo"; per il cambiamento della vocale sorda, come in "segondu" per "secondo", "diga" per "dica", "figu" per "fico"; la sofisticazione di tutte le vocali doppie.

 

     Mi sembra doveroso in questo contesto ricordare i personaggi celebri a cui questa terra ha dato i natali, oltre al citato Dante Ferretti vincitore di tre premi oscar per la scenografia: da Leopardi il poeta a Rossini l’aperitivo ah no, scusate, il musicista, da Beniamino Gigli il cantante lirico di cui posso vantare una (lontanissima) affinità essendo mia madre cugina della cognata che mi sembra si chiamasse Adriana, a Giovanni Allevi, sempre per rimanere tra i musicisti; dal Bramante a Raffaello Sanzio tra i pittori.

Concludo con una frase in dialetto “oh và vo vé lo vì” che in italiano sarebbe “oh papà vuoi bere il vino” ; chiedo a Ferretti se si dice accuscì e se non mi rispondi “Pozza vinitte na sciorda a fischiu!

 

19 giugno 2020                                          Enrico Masucci

 

Commento di Middie

La Marchicianidà è na ficata: nda na mezz ora può ij da lu mare a la mondagna, da li shpiagge a li pishte da sci. Arushta furia!

IL CARCERE DEI DIVERSI

Ricevo e pubblico volentieri, il contributo fornitomi da una persona che ho conosciuto durante una mia degenza all'ospedale Pertini e di cui nutro stima

 

“Il grado di civilizzazione di una società si misura dalle sue prigioni.” E’ una frase di Fëdor Dostoevskij tratta dal suo celebre libro Delitto e castigo

     Sono Mario Torrenti un detenuto che sta scrivendo dall'infermeria del carcere di Rebibbia di Roma. Avendo trascorso circa metà della mia vita nelle carceri italiane, ho avuto modo di constatare e meditare su determinate condizioni carcerarie che rendono alcuni detenuti più detenuti di altri.

     Sono le detenute madri con bambini rinchiusi nelle sbarre fino a che questi non arrivino ai 3 anni e ciò credo che sia una cosa disumana: che sarà di queste piccole anime innocenti traumatizzate, che dell'infanzia conoscono il tunnel della giustizia? Penso a loro essendo padre di quattro figli, posso immaginare un giorno quale choc possano vivere questi bambini nel crescere. Bisogna far sì che la società si renda conto del dramma di queste creature rinchiuse dentro quattro mura, dove non conoscono sin dall'inizio della loro vita il concetto della libertà.

I bambini sono patrimonio dell’intera comunità.

Vorrei che quanto prima si prendesse un provvedimento parlamentare per far sì che questi bimbi, insieme alle loro mamme di cui hanno vitale bisogno, siano accolti in una struttura senza sbarre e guardie in divisa, per farli crescere senza il pericolo che essi stessi diventino a loro volta criminali a seguito di una esperienza che li ha incisi così profondamente.

     Altra categoria maggiormente penalizzata sono i diversamente abili, anche in questo caso vorrei che fosse preso un provvedimento parlamentare per rendere loro più semplici le condizioni quando sussistano delle barriere architettoniche. Basterebbe creare una struttura adeguata alle loro condizioni e sconterebbero così una sola pena. Il loro numero non è tale da impensierire il sistema, si eviterebbe così il supplizio aggiuntivo di dover subire le barriere architettoniche.

Io nel caso specifico sono affetto da crisi epilettiche "grande male", una patologia che mi impedisce di mangiare ,di ingerire cibi solidi, per cui ho perso più di 40 kg e mi trovo in una situazione di deperimento che ha coinvolto anche le mie funzioni motorie. Sono padre di quattro figli e ritengo che anche loro abbiano l’esigenza ed il diritto di avere la mia presenza; se adeguatamente controllato, non credo che la società possa ribellarsi contro un portatore di handicap che sconta la sua pena detentiva ai domiciliari se la pena detentiva già scontata lo ha rieducato alla vita sociale.

Sono persuaso che chi è ammalato e mi creda che oltre a me in questa infermeria c'è chi rischia di chiudere gli occhi e non riaprirli più, possa scontare una pena alternativa al carcere e chiudere così il proprio conto con la giustizia. 

Perche' fare scontare due pene al reo ed una pena a degli incolpevoli?

15/06/2020                                         Mario Torrenti

Concludo l'intervento con una poesia scritta dallo stesso autore

Vorrei fermare lo sguardo su un'uccellino per distogliere i miei occhi da questa terra, perché nel bene o nel male c'è la pace, Altro che qua' sotto con questo casino, Sarà che sogno e c'ho fantasia, ma io ce vivo de ste cose qua' e se me levi questo con questo mondo infame me fai litiga. Però L'amore, quello ancora non l'hanno ammazzato, Perché nel core mio non c'è mica un morto ..... E se lo dico io fatece affidamento, è questa la parola de n'omo innamorato. È bello sapere che fori a ste sbarre c'è na maschietta che te vole bene te ferma i singhiozzi,e poi non te fa' piagne anche se alle mani c'ho sempre le catene. E mo' con sta condanna sulla schina che se ricconto alla coscienza mia tutto ciò che glie dico con lanternino me svaga la bucia. Ma voglio parla' d'altro no'de sta' galera, quella la vivo per tutta la giornata,e mo' sta poesia me deve da na'mano a falla sta almeno un po' lontana. Tornando all'uccellino sta' poesia potrebbe pure parla, ma ne voglie ne fantasie infondo Er mondo ta poi comanda. Ammeno che non sei n'ergastolano strippando e sognando te sentirai un fesso. E l'uccellino è su nel cielo e vola, lo guardo e dico speriamo lui non conosca mai la gabbia, guardando su nel cielo me sentirei ancora più fesso.

17/06/2020.                           Mario Torrenti

Pubblico con piacere il commento di Patrizia da Brescia

Ci sono reati e reati. Certo, chi ruba per necessità, (una minoranza nella minoranza) come si suol dire, non dovrebbe neppure entrare in carcere. Tuttavia, secondo il tuo punto di vista, cosa è la giustizia?Se io commettessi un reato e ne sono consapevole, perchè mai non dovrei essere giudicata e quando ritenuta colpevole, non entrare in carcere? Se poi ho pure uno o più bambini, è ovvio che me li devo portare appresso perchè c'è una legge che sostiene il minore deve stare con la mamma, e fa niente se questa è una criminale. Dare in custodia a parenti o ad una famiglia fino a quando io non ho espiata la mia colpa, sarebbe una cosa giusta per i piccoli? Sì, meglio che stare dietro a delle sbarre. Sono innocenti quei bambini, non hanno alcuna colpa se si sono trovati dei demoni anziché un babbo e una mamma per bene.Non trovo giusto abbonare le pene, soprattutto se persistenti, con la scusa di tutelare i minori. Ad ogni modo, a Verziano, ( carcere femminile di BS) quei pochi bambini che sono dietro le sbarre, sono aiutati e supportati da pasicologi, sociologi e volontari che li fanno divertire con giochi di gruppo e li aiutano pure ad eseguire i compiti. Altresì, non rimangono 24 ore in carcere ma escono e poi la sera rientrano per stare con le proprie mamme. Non ricordo gli orari di uscita e rientro... ma so che non sempre guardano il cielo a quadri.

21/06/2020                                           Patrizia

Ritengo che il carcere debba tendere al recupero di chi sbaglia, gli unici a cui non concederei alcuna attenuazione sono quelli che si macchiano di reati infamanti contro i bambini. Nell'articolo mi sembra che sia questo l'indirizzo indicato

21/06/2020                                   E.M.

SII IL CAMBIAMENTO CHE VUOI VEDERE NEL MONDO

L’aforisma che è in bella mostra come slogan di questa sezione lo ripropongo come argomento di discussione di questo articolo.

     Pochi giorni fa è apparsa sui giornali la notizia che in Pakistan una bambina di 8 anni, nata in estrema povertà, è stata torturata ed uccisa da una coppia di coniugi a cui era stata affidata perché provvedessero a farla crescere ed anche istruirla, in cambio di un aiuto nelle faccende domestiche. Motivo di tale infame delitto è stato quello di essere colpevole di aver lasciato scappare una coppia di pappagalli. Ad 8 anni. Inutile dire che da aiuto, era stata ridotta ad uno stato di schiavitù.

     Frequento un social i cui argomenti trattati sono dei più faceti, quando non sono deliranti; la cosa ci può stare, di solito si frequentano per alleggerire la giornata trovando un momento di relax, ma si utilizzano anche come mezzo di confronto con gli altri per meditare sulle impostazioni di vita che ognuno di noi ha.

Ho postato l’argomento trattato in questo articolo su tale social per verificare se la mia indignazione fosse condivisa e se dalla discussione che ne avrebbe dovuto seguire potessero emergere idee che portassero a soluzioni per evitare che a questi bambini fosse privato di vivere la propria infanzia.

Totale risposte ZERO

nessuno che abbia detto una parola da cui trasparisse amarezza per la vigliacca azione compiuta da quei coniugi; io sarò fin troppo sensibile, ma quando leggo di episodi cruenti nei confronti dei bambini, anche se dovuti a casi fortuiti, non riesco ad evitare un senso di malinconia che mi toglie tutte le forze. Come possiamo sperare di fondare un mondo migliore se di fronte a fatti del genere rimaniamo indifferenti? Siamo diventati così aridi ed egoisti da disinteressarci di quello che accade in casa del nostro prossimo, anche se distante migliaia di km?

     Prima di tutto vennero a prendere gli zingari, e fui contento, perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei, e stetti zitto, perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me e non c'era rimasto nessuno che potesse protestare

è un sermone del pastore Martin Niemöller sull'inattività del popolo tedesco in seguito all'ascesa al potere dei nazisti e delle purghe dei loro obiettivi scelti,

11 giugno 2020                                                                 Enrico Masucci

IL RITORNO DI SILVIA

Sono contento di leggere e sentire tutte quelle frasi contro Silvia Romano dopo la sua liberazione. Sì perché sono cadute le maschere dell’ipocrisia ed è stata mostrata all’Italia intera quale volto becero si nasconda in tanti di noi; millenni di conformismo confessionale a cui il servile sanfedista ottuso e meschino è stato educato dalla setta clericale, retaggio di cui bisognerebbe liberarcene al più presto, hanno conformato le nostre menti imponendoci una gabbia mentale da cui non si riesce ad uscirne. Ricordo che quando io e mia moglie volemmo sposarci, chi si oppose fermamente al rito civile, ma ci obbligò moralmente a seguire il rito religioso fu mio padre che riteneva il primo una soluzione inaccettabile; questo modo di pensare è comprensibile in un genitore se si esclude il fatto che mio padre era ateo.

Il solo fatto di essersi convertita alla religione islamica fa di lei una potenziale terrorista, con buona pace della libertà di culto garantita dalla costituzione; a dirlo è stato un deputato leghista punta di un iceberg formato dagli ottusi di cui dicevo prima, lui almeno ha avuto l’onestà intellettuale (che non vuol dire aver ragione) di metterci la faccia, tutti gli altri anonimi ignoranti

14 maggio ’20                                                                  Enrico Masucci

COVID19: SOLO DANNI?

Il coronavirus ha causato molti danni ma un merito lo ha: ha permesso di meditare ed a me piace fantasticare sulle più svariate situazioni che potrebbero capitare, o almeno desiderare. Così (ma non sono l’unico a farlo) mi sono lasciato andare a voli pindarici per immaginare quale futuro voler costruire per noi ed i nostri figli. Il covid19 si presenta come una fantastica occasione che dovremmo cogliere al volo, un treno che difficilmente potrebbe passare un’altra volta (almeno così si spera) e per questo bisogna mettersi subito al lavoro per ridisegnare il mondo  o perlomeno la nostra nazione di concerto con l’Unione Europea (non questa attuale, ma quella pensata da Spinelli e prima ancora di lui da Proudhon, altrimenti meglio non starci). Qual è  l’obiettivo finale da raggiungere? Per me è quello di creare un  ambiente basato sull'ecologia e la cultura; lo diciamo da sempre che l’Italia potrebbe vivere di questo, incrementando il turismo; si abbia il coraggio di metterlo in pratica, abbracciamo le energie alternative, incrementiamo i depuratori, liberiamo il mare e la terra dalla plastica, ma soprattutto modifichiamo noi stessi. L’intelligenza dell’uomo si misura nella capacità di rivedere il proprio pensiero cambiando atteggiamento, il modo di vivere e la predisposizione verso il prossimo. 

Nei sotterranei dei nostri musei esistono migliaia di reperti che non vedranno mai la luce, tantovale vendere quelli meno fondamentali per noi e fare cassa per sistemare il bilancio dello stato

10 maggio 2020                                                             Enrico Masucci