Oggi non faccio niente. Anche ieri non ho fatto niente ma non avevo finito. 

CHE FACCIO?

“NON MI DISTURBA AFFATTO” lo diceva Verdone in un suo celebre film. Questo in sintesi il pensiero dei tempi moderni: prima e solo il lavoro. E’ giusto? Vivere per lavorare fa raggiungere prima il successo? La psicoterapeuta Michela Rosati afferma: “ Riempire il tempo libero di impegni, se pure apparentemente piacevoli, è dunque un'abitudine che ci rende ancora più ansiosi e carichi di aspettative che rischiano di essere disattese. «Gli impegni a tutti i costi – conferma l'esperta – sono solo dei temporanei anestetici, che, se usati costantemente, portano a conseguenze negative su corpo e psiche. Saremo sempre più stressati, più insoddisfatti, più nervosi, più dipendenti, e soffriremo della cronica mancanza di tempo di qualità, quello che i greci chiamavano kairos: il tempo dove qualcosa di speciale accade»”. Non ci siamo mai rilassati? Vediamo come si comportavano i nostri predecessori: i romani (come metterlo in dubbio) avevano molto tempo libero, considerando “lavoro” assistere a spettacoli circensi o teatrali, lasciando l’esecuzione dei lavori agli schiavi e la loro commercializzazione ai liberti; tra questi è famoso Trimalcione, ricchissimo organizzatore di cene. Spesso il divertimento nell’antica Roma, si concentrava sul momento della “Cenatio”, o banchetto, cioè l’attuale cena appunto, in quanto era un’occasione per stare insieme e, talvolta, per assistere a spettacoli culturali o di altra natura. Il miglior passatempo erano le terme, dovute anche alla necessità di risolvere i problemi igienici ed a seguire i combattimenti dei gladiatori negli anfiteatri. Ma non mancavano lo shopping con la lettiga o a dorso di mulo (la biga era vietata durante le ore diurni); altri giochi erano il “tali” (shangai), le tesserae (dadi) e se usciva la migliore combinazione esclamavano trattarsi di un colpo di …. Venere. Nel medioevo i ricchi si alzavano di buon mattino e dopo le preghiere e aver presieduto ai giudizi nella sala del tribunale, si dedicavano all’addestramento bellico ed alla caccia; anche il popolino si divertiva oltre che con la caccia, necessaria per sfamarsi, anche con balli, scherzi, scacchi o dadi, anche se tutto quello che fosse divertimento era vietato perché ritenuto peccaminoso. Ai giorni nostri non abbiamo che l’imbarazzo della scelta (coronavirus permettendo): viaggi, passeggiate in natura, pub o dancing quando non siano rivalutate le riunioni di famiglia. RIACQUISTIAMO IL NOSTRO EGO

22 maggio 2020                               Enrico Masucci