RISURGIMENT’E NAPPUL

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Che ci vogliano tanti soldi per fare una guerra è cosa risaputa, oggi come ieri.
Forse sarà per questo che i Savoia non la dichiararono mai ai Borbone, ma l’appetito di quelle terre era tanto e per potersi sfamare chiamarono l’eroe dei due mondi Garibaldi e gli dissero di partire.
Ma nell’altro mondo (sempre terreno) era un eroe? I capelli a caschetto li portava per non far vedere che in Perù gli avevano mozzato un orecchio, pena inflitta ai ladri di bestiame e che comportava la pena di morte se fossero stati colti ancora a delinquere per lo stesso reato.
Visto che i soldi erano pochi (20 mln di lire contro i 443 dei Borbone) date le sue esperienze lavorative, gli dissero di procurarsi un paio di piroscafi e portare con se’ un po’ di combattenti. Lo doveva fare alla chetichella affinché loro, i Savoia, non comparissero; si chiese dove poter andare a fare shopping ed optò per un’azienda appena risollevatasi da una situazione prefallimentare_ l’ipermercato Rubattino che, con i buoni auspici di Bixio, accettò di dare due piroscafi a Garibaldi, purchè facesse finta di rapinarli; di ipocrisia in ipocrisia. A dire il vero ci fu uno che si vantò di aver portato lui avanti l’operazione, tal G.B. Fauchè, in quanto direttore generale della società che aveva risollevato economicamente: quasi una gara a cercare di vincere il trofeo del più viscido.
Come Dio volle, manovalanza giovane non ne mancava, qualche fucile, seppure catenaccio nemmeno, nella notte tra il 5 ed il 6 di maggio 1860 si partì da Quarto (a questo punto una domanda sorge spontanea: ma se Garibaldi partì da quarto, chi furono i tre che partirono prima di lui?)
Troveranno terreno fertile nel profondo sud per creare un sommovimento popolare? Tranquilli, basta promettere di più, intendiamoci a parole e la cosa è fatta. Non ha importanza che era il territorio più avanzato industrialmente d’Europa (ho parlato della situazione economica nell’articolo precedente), qualche motivo per far leva sull’animo umano si troverà. Cerrrrto che si troverà, ai siciliani non era andato ancora giù il fatto che Carlo D’Angiò, della dinastia carolingia, più di 200 anni prima avesse spostato la capitale da Palermo a Napoli; quale migliore vendetta poteva capitare?
Qualche tentativo in precedenza c’era stato per destabilizzare il potere attraverso una politica complottista; a farne le spese fu un medico siracusano, tal Mario Adorno, che accusò i Borbone di aver eseguito diposizioni anglo-francesi di eliminare la razza napoletana con il virus del colera: risultato, lui e prima ancora il figlio, furono giustiziati.
Più furbo fu Liborio Romano, massone, che preparò il terreno per favorire i mille (tra cui anche una donna, Rosalìe Montmasson, ex moglie di Francesco Crispi).
Agirono da soli? Diplomaticamente il Cavour si affidò alla contessa di Castiglione, passata alla storia come una gran mign…delle migliori intrattenitrici che convinse Napoleone III per la Francia e il Disraeli per l’Inghilterra a collaborare al progetto; a loro si unì la Prussia: questi furono i veri padri dell’Italia unita, non Vittorio Emanuele o il Cavour, nè tantomeno Mazzini o Garibaldi.
Pausa di riflessione, il seguito alla prossima puntata

22 novembre 2022 Enrico Masucci

1 Commento

  • Vero quanto hai scritto. Fu di fatto una guerra non dichiarata quella perpetrata dai Savoia, servendosi di Garibaldi, ma di fatto quella invasione fu organizzata e finanziata dalla massoneria inglese, che. seppur nel segreto di tutto ciò, volle l’invasione dei piemontesi per due motivi ben precisi, con l’ormai imminente apertura del Canale di Suez nel mediterraneo, l’Inghilterra temeva la forte concorrenza della flotta borbone con i traffici verso l’Oriente, ed inoltre il regno di Sardegna sabaudo era fortemente indebitato con le banche inglesi, in particolare coi Rotschild, a causa della di Crimea del ’48 e precedenti guerre. Pertanto soltanto impossessandosi della grande ricchezza del Regno delle Due Sicilie, i Savoia potevano sdebitarsi con gli inglesi evitando il fallimento.

By emasucci

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